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adpietatem100318Terlizzi. Il grande banner posto sulla facciata della chiesa di Santa Maria la Nova annuncia che all’interno è tutto pronto per l’esposizione degli antichi misteri. Le statue, provenienti dalle chiese e dalle rettorie cittadine, sono giunte nei giorni scorsi, grazie alla collaborazione delle confraternite che le custodiscono ed al supporto della ditta di restauri ACHG dei terlizzesi Giuseppe ed Annamaria Chiapparino. Presente anche l’opera riconosciuta in collezione privata da don Michele Amorosini, parroco e direttore dell’Ufficio Beni culturali-Arte Sacra e del Museo diocesano di Molfetta, eccezionalmente concessa per l’iniziativa.

Fino al 22 marzo si ricostituisce quello che si ritiene essere il nucleo superstite dei cinque misteri seicenteschi, parzialmente dimenticati dalla storiografia locale e bistrattati da interventi poco ortodossi che negli anni hanno prodotto manomissioni ed incomprensioni sul reale valore delle opere. A meno del Cristo Ecce homo, riportato all’antico splendore nel restauro del 2007, le altre tre sculture meriterebbero un serio intervento che miri ad indagarne la fattura originale e le vicende del tempo.

Il titolo scelto, “Ad pietatem populi concitandam peropportuna”, riprende una annotazione del visitatore apostolico Alfieri che nel 1685 definiva una delle statue “adatta a suscitare la pietà del popolo”.

L’esposizione si profila, dunque, come un punto fermo per ribadire l’appartenenza stilistica e religiosa di questi simulacri ad un preciso momento storico della città di Terlizzi, ovvero quando sulla scia della riforma tridentina e sul modello delle sculture cinquecentesche della vicina Molfetta, furono commissione le statue dei cinque misteri dolorosi di Cristo per la processione del Venerdì Santo. Ma è anche un momento di meditazione e riflessione sulle immagini della Passione di Cristo in un periodo particolare come la Quaresima che guarda alla memoria della Pasqua come un momento di grande partecipazione collettiva.

Questi ed altri temi sono stati approfonditi nella conferenza, tenutasi presso la chiesa di Santa Maria, dove sono intervenuti don Michele Amorosini - ideatore dell’iniziativa insieme con alcuni giovani ed appassionati di storia locale, Francesco De Nicolo - curatore scientifico ed autore della pubblicazione “Quaresima e Settimana Santa a Terlizzi”, Gaetano Armenio - presidente di Pugliaautentica e promotore del progetto “Settimana Santa in Puglia”, Lucrezia Chiapparino - assessore alle politiche culturali del Comune di Terlizzi, che sostiene la realizzazione dell’iniziativa.

L’interesse percepito in questi giorni di attesa dell’evento è alto, sia sui social dove è stato lanciato l’hastag #antichimisteriterlizzi, sia sui mezzi di comunicazione che hanno rilanciato più volte la notizia, registrando ben due articoli su “La Gazzetta del Mezzogiorno” e diverse note sui giornali online.

Al termine della conferenza c'è stata l’apertura al pubblico dell’esposizione e l’esecuzione di alcune antiche musiche della Via Crucis a cura di Paolo La Tegola.

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adpietatem100318Terlizzi. Il grande banner posto sulla facciata della chiesa di Santa Maria la Nova annuncia che all’interno è tutto pronto per l’esposizione degli antichi misteri. Le statue, provenienti dalle chiese e dalle rettorie cittadine, sono giunte nei giorni scorsi, grazie alla collaborazione delle confraternite che le custodiscono ed al supporto della ditta di restauri ACHG dei terlizzesi Giuseppe ed Annamaria Chiapparino. Presente anche l’opera riconosciuta in collezione privata da don Michele Amorosini, parroco e direttore dell’Ufficio Beni culturali-Arte Sacra e del Museo diocesano di Molfetta, eccezionalmente concessa per l’iniziativa.

Fino al 22 marzo si ricostituisce quello che si ritiene essere il nucleo superstite dei cinque misteri seicenteschi, parzialmente dimenticati dalla storiografia locale e bistrattati da interventi poco ortodossi che negli anni hanno prodotto manomissioni ed incomprensioni sul reale valore delle opere. A meno del Cristo Ecce homo, riportato all’antico splendore nel restauro del 2007, le altre tre sculture meriterebbero un serio intervento che miri ad indagarne la fattura originale e le vicende del tempo.

Il titolo scelto, “Ad pietatem populi concitandam peropportuna”, riprende una annotazione del visitatore apostolico Alfieri che nel 1685 definiva una delle statue “adatta a suscitare la pietà del popolo”.

L’esposizione si profila, dunque, come un punto fermo per ribadire l’appartenenza stilistica e religiosa di questi simulacri ad un preciso momento storico della città di Terlizzi, ovvero quando sulla scia della riforma tridentina e sul modello delle sculture cinquecentesche della vicina Molfetta, furono commissione le statue dei cinque misteri dolorosi di Cristo per la processione del Venerdì Santo. Ma è anche un momento di meditazione e riflessione sulle immagini della Passione di Cristo in un periodo particolare come la Quaresima che guarda alla memoria della Pasqua come un momento di grande partecipazione collettiva.

Questi ed altri temi sono stati approfonditi nella conferenza, tenutasi presso la chiesa di Santa Maria, dove sono intervenuti don Michele Amorosini - ideatore dell’iniziativa insieme con alcuni giovani ed appassionati di storia locale, Francesco De Nicolo - curatore scientifico ed autore della pubblicazione “Quaresima e Settimana Santa a Terlizzi”, Gaetano Armenio - presidente di Pugliaautentica e promotore del progetto “Settimana Santa in Puglia”, Lucrezia Chiapparino - assessore alle politiche culturali del Comune di Terlizzi, che sostiene la realizzazione dell’iniziativa.

L’interesse percepito in questi giorni di attesa dell’evento è alto, sia sui social dove è stato lanciato l’hastag #antichimisteriterlizzi, sia sui mezzi di comunicazione che hanno rilanciato più volte la notizia, registrando ben due articoli su “La Gazzetta del Mezzogiorno” e diverse note sui giornali online.

Al termine della conferenza c'è stata l’apertura al pubblico dell’esposizione e l’esecuzione di alcune antiche musiche della Via Crucis a cura di Paolo La Tegola.

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